Il segnale di ROS 128 - IW6ON - C.I.S.A.R. - Associazione Italiana Radioamatori Giulianova

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Il segnale di ROS 128

Radioastronomia
 
 


APPUNTI DI RADIOASTRONOMIA
a cura di Giovanni Lorusso IK0ELN
IARA Group, SAIt, SdR Radioastronomia UAI



 
Una pulsar, nome che stava originariamente per sorgente radio pulsante, è una stella di neutroni, nome derivante dal fatto che contiene 20 volte più neutroni che protoni. Nelle prime fasi della sua formazione, in cui ruota molto velocemente, la sua radiazione elettromagnetica in coni ristretti è osservata come impulsi emessi ad intervalli estremamente regolari. Nel caso di pulsar ordinarie, la loro massa è pari a quella del Sole, ma è compressa in un raggio di una decina di chilometri, quindi la loro densità è enorme. Il fascio di onde radio emesso dalla stella è causato dall'azione combinata del campo magnetico e della rotazione. Le pulsar si formano quando una stella esplode come supernova II, mentre le sue regioni interne collassano in una stella di neutroni congelando ed ingigantendo il campo magnetico originario. La velocità di rotazione alla superficie di una pulsar è variabile e dipende dal numero di rotazioni a secondo sul proprio asse e dal suo raggio. Nel caso di pulsar con emissioni a frequenze del kHz la velocità superficiale può arrivare ad essere una frazione significativa della velocità della luce, a velocità di 70.000 km/s.

Area di Ricerca SETI
Area di Ricerca Alta Atmosfera
 
IL SEGNALE DI ROS 128
 
Anteprima
La domanda che ci poniamo è quella di sempre: “Siamo soli nell’Universo?” Al momento non ce una risposta, ma soltanto ipotesi. Tuttavia basta un piccolo segnale anomalo provenire dallo spazio per farci sussultare. Ma quanto può giovare al nostro pianeta la presenza di altri abitanti di altri mondi? Ce chi, come Steven Hawking, il quale sostiene che l’eventuale presenza di esseri alieni, tecnologicamente molto più avanzati rispetto a noi, potrebbe determinare addirittura la scomparsa del genere umano terrestre!

La Stella ROS 128, catalogata GJ 447, è una stella che si trova nella costellazione della Vergine a soli 11 anni luce dalla Terra ed aveva suscitato un grande interesse mediatico, per via di un curioso segnale ricevuto al Radiotelescopio di Arecibo (Fig.1).
 
  
 
Infatti lo strano segnale ricevuto il 12 Maggio 2017, sulla frequenza di 4,5 Ghz, era costituito da impulsi periodici con uno spazio temporale di dieci minuti (Fig.2). Gli astronomi avevano ipotizzato tre possibili spiegazioni: un secondo segnale WOW (che aveva animato molte speranze); la possibilità, molto bassa di un segnale extraterrestre; e alcune spiegazioni naturali o tecniche, come ad esempio le interferenze terrestre, oppure gli errori di rilevazione. Comunque il team, guidato dal professor Abel Méndez direttore del Planetary Habitability Laboratory (PHL) di Peurto Rico e da Jorge Zuluaga dell'Università di Antioquia in Colombia, ha subito avviato le procedure di follow-up di quello che ora viene chiamato "Weird! Signal" (Strano! Segnale), in stretta collaborazione con il SETI Berkeley Research Center dell'Università della California e del SETI Institute. La loro risposta congiunta è stata: I nuovi dati hanno mostrato, come spiegazione più probabile, che il misterioso segnale provenga da uno o più satelliti in orbita geostazionaria terrestre”. Pertanto il risultato dell’analisi dei dati spiegherebbe il motivo per cui i segnali ricevuto ad Arecibo si trovavano all'interno delle frequenze satellitari e davano l’impressione che provenissero dalla Stella Ross 128, in quanto, questa stella è vicina all'equatore terrestre dove si trovano molti satelliti geostazionari. Fin qui il risultato dei primi dati esposti, ma non tutto è risolto, perché gli astronomi ancora non riescono ancora a spiegare le forti caratteristiche di dispersione del segnale (Fig.3) ovvero il motivo delle linee diagonali nella figura probabilmente causate da molteplici riflessioni ma questo dato richiederà ancora del tempo per essere analizzato. Ed allora aspettiamo i prossimi aggiornamenti. Quindi per il primo contatto bisognerà aspettare ancora! Intanto il progetto di ricerca SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence) va avanti; e se un giorno giungerà sulla Terra un segnale inequivocabilmente alieno il SETI attuerà un protocollo preciso che prevede la notifica della scoperta alla Nazioni Unite, agli osservatori astronomici ed alle stazioni radioastronomiche di tutto il mondo; ma con l’obbligo che nessun segnale di risposta dovrebbe essere inviato prima delle dovute concertazioni internazionali. Qualunque trasmissione in uscita infatti, rivelerebbe la nostra presenza e ci metterebbe potenzialmente in pericolo. A tal riguardo Steven Hawking (Fig.4) sostiene che "L'obiettivo degli alieni è conquistare la Terra". Hawking ha dichiarato che se gli alieni sbarcassero sulla Terra, le conseguenze per la razza umana sarebbero disastrose. L’illustre astrofisico britannico ritiene che "Qualora gli alieni arrivassero sulla Terra, le conseguenze sarebbero come quelle di quando Cristoforo Colombo arrivò in America, cioè una tragedia per le popolazioni native americane" ed inoltre aggiunge "Questi alieni, tecnologicamente avanzati, sarebbero nomadi, con l'unico obiettivo di conquistare e colonizzare qualunque pianeta raggiungibile da loro". Non ha dubbi sull'esistenza di altre forme di vita: "Per il mio cervello da matematico, già solo i numeri bastano a farmi pensare alla presenza degli alieni come eventualità perfettamente razionale. La vera sfida è capire come sono fatti". L'intento di noi ricercatori è quello di scandagliare i cieli in banda radio, alla ricerca di segnali radar trasmessi dagli alieni, a cominciare dalla Via Lattea (5) e altre galassie vicine. L'accademico britannico, che ha tenuto per molti anni la cattedra di Isaac Newton a Cambridge, afferma che da qualche parte nell'universo c'è vita intelligente che probabilmente ci guarda, vedendoci come stelle lontane, pronti a schiavizzarci! Fantascienza? Detta da Steven Hawking, NO.
 
                                                                     Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)
VLBI. La Very Long Baseline Interferometry (VLBI) (Interferometria a Base Molto Ampia) è una tecnica di interferometria astronomica utilizzata in radioastronomia. In VLBI un segnale emesso da una radiosorgente, quale un quasar, viene raccolto da più radiotelescopi dislocati sulla Terra. Viene quindi calcolata la distanza tra i radiotelescopi del sistema rilevando la differenza di tempo del segnale sorgente in arrivo ai diversi telescopi. Questo consente di effettuare l'osservazione di un oggetto tramite molti radiotelescopi la cui risultante è una combinata simultanea, emulando così un telescopio di dimensioni pari alla massima distanza tra i telescopi del sistema. I dati ricevuti da ogni antenna del sistema includono i tempi di arrivo sincronizzati con un orologio atomico locale, come un maser all'idrogeno. In un secondo momento, i dati sono combinati con quelli provenienti dalle altre antenne che hanno registrato lo stesso segnale radio, producendo l'immagine risultante. La risoluzione ottenibile utilizzando la tecnica interferometrica è proporzionale alla frequenza di osservazione. La tecnica VLBI consente una distanza tra i telescopi molto maggiore di quella possibile con l'interferometria convenzionale, che richiede che le antenne siano fisicamente collegate tramite cavo coassiale, guida d'onda, fibra ottica o altro tipo di trasmissione cablata. L'incremento della distanza tra i telescopi è possibile nella VLBI grazie allo sviluppo della tecnica di imaging chiamata closure phase, sviluppata da Roger Jennison negli anni 1950, che consente al sistema VLBI di produrre immagini con una risoluzione ben superiore. La VLBI è sfruttata maggiormente per l'imaging di radiosorgenti cosmiche lontane, il monitoraggio di veicoli spaziali e per applicazioni in astrometria. Inoltre, poiché la tecnica VLBI misura le differenze di tempo tra l'arrivo delle onde radio sorgenti alle varie antenne del sistema, può essere utilizzata anche al contrario per eseguire studi sulla rotazione terrestre, precise mappature millimetriche dei movimenti delle placche tettoniche ed altri tipi di studi geodetici. Tale tecnica richiede una notevole mole di misurazioni di differenze temporali per un segnale in entrata da una sorgente a notevole distanza (come un quasar) studiato per un certo periodo di tempo da una rete mondiale di antenne.
 
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