I Magnifici Sette - IW6ON - C.I.S.A.R. - Associazione Italiana Radioamatori Giulianova

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I Magnifici Sette

Radioastronomia
 
 


APPUNTI DI RADIOASTRONOMIA
a cura di Giovanni Lorusso IK0ELN
IARA Group, SAIt, SdR Radioastronomia UAI



 
Una pulsar, nome che stava originariamente per sorgente radio pulsante, è una stella di neutroni, nome derivante dal fatto che contiene 20 volte più neutroni che protoni. Nelle prime fasi della sua formazione, in cui ruota molto velocemente, la sua radiazione elettromagnetica in coni ristretti è osservata come impulsi emessi ad intervalli estremamente regolari. Nel caso di pulsar ordinarie, la loro massa è pari a quella del Sole, ma è compressa in un raggio di una decina di chilometri, quindi la loro densità è enorme. Il fascio di onde radio emesso dalla stella è causato dall'azione combinata del campo magnetico e della rotazione. Le pulsar si formano quando una stella esplode come supernova II, mentre le sue regioni interne collassano in una stella di neutroni congelando ed ingigantendo il campo magnetico originario. La velocità di rotazione alla superficie di una pulsar è variabile e dipende dal numero di rotazioni a secondo sul proprio asse e dal suo raggio. Nel caso di pulsar con emissioni a frequenze del kHz la velocità superficiale può arrivare ad essere una frazione significativa della velocità della luce, a velocità di 70.000 km/s.



I MAGNIFICI SETTE

No! Non si tratta del famoso film western del 1960 diretto da John Sturges e interpretato magistralmente da Yul Brynner. Stiamo parlando di uno sciame di asteroidi; ben sette asteroidi ripresi dal Telescopio Spaziale Hubble, che con il suo telescopio di bordo, da oltre 25 anni di attività, ci regala spettacolari immagini del nostro universo. Infatti mentre l’Hubble Space Telescope era intento a riprendere l’ammasso di galassie Abell 370, si sono presentati sette asteroidi davanti al suo obbiettivo, mentre vagavano nel nostro sistema solare ad una distanza di circa 250 milioni di Km. Immediatamente ripresi dalla camera di bordo del Telescopio Spaziale, unitamente alle loro strane orbite, ci si è subito reso conto che avevano “rovinato” le immagini dell’ammasso galattico Abel 370. Nelle immagini infatti, sono evidenti archi e strutture luminose a forma di “esse” dovuti al moto dei “magnifici sette” venuti a trovarsi nel campo di vista del telescopio. Una scoperta non prevista che rende l’incursione asteroidale meno amara; in quanto tali immagini sono evidenziate dalla sovrapposizione di più riprese dell’H.S.T. sullo stesso campo di vista e nel quale gli asteroidi hanno lasciato il segno del loro spostamento. Va aggiunto che la curvatura delle tracce lasciate dagli asteroidi è dovuta alla Parallasse (La parallasse è il fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione. Infatti quando osservate qualcosa che sta davanti a voi e poi vi muovete prima verso destra e poi verso sinistra noterete che la posizione dell'oggetto sembra cambiare. Questo fenomeno è chiamato Parallasse. Da un punto di vista quantitativo, con il termine parallasse si indica il valore dell'angolo di spostamento, utile a misurare la distanza degli oggetti celesti dalla Terra). Ovviamente anche se l’immagine sembra rovinata, invece ha una sua importanza scientifica; in quanto le tracce identificabili nell’immagine, centrata in quell’istante sull’ammasso di galassie Abell 370, mettono ben in evidenza i sette asteroidi. Comunque dei sette, solo due erano già stati identificati in passato; mentre gli altri cinque sono stati scoperti per la prima volta ed in maniera del tutto casuale dal Telescopio Spaziale, grazie a questa involontaria ripresa fotografica. Ed ecco che, rilevata la loro presenza e conosciuta la loro orbita, siamo certi che  “I Magnifici Sette” non vengono per nuocere.

Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)
VLBI. La Very Long Baseline Interferometry (VLBI) (Interferometria a Base Molto Ampia) è una tecnica di interferometria astronomica utilizzata in radioastronomia. In VLBI un segnale emesso da una radiosorgente, quale un quasar, viene raccolto da più radiotelescopi dislocati sulla Terra. Viene quindi calcolata la distanza tra i radiotelescopi del sistema rilevando la differenza di tempo del segnale sorgente in arrivo ai diversi telescopi. Questo consente di effettuare l'osservazione di un oggetto tramite molti radiotelescopi la cui risultante è una combinata simultanea, emulando così un telescopio di dimensioni pari alla massima distanza tra i telescopi del sistema. I dati ricevuti da ogni antenna del sistema includono i tempi di arrivo sincronizzati con un orologio atomico locale, come un maser all'idrogeno. In un secondo momento, i dati sono combinati con quelli provenienti dalle altre antenne che hanno registrato lo stesso segnale radio, producendo l'immagine risultante. La risoluzione ottenibile utilizzando la tecnica interferometrica è proporzionale alla frequenza di osservazione. La tecnica VLBI consente una distanza tra i telescopi molto maggiore di quella possibile con l'interferometria convenzionale, che richiede che le antenne siano fisicamente collegate tramite cavo coassiale, guida d'onda, fibra ottica o altro tipo di trasmissione cablata. L'incremento della distanza tra i telescopi è possibile nella VLBI grazie allo sviluppo della tecnica di imaging chiamata closure phase, sviluppata da Roger Jennison negli anni 1950, che consente al sistema VLBI di produrre immagini con una risoluzione ben superiore. La VLBI è sfruttata maggiormente per l'imaging di radiosorgenti cosmiche lontane, il monitoraggio di veicoli spaziali e per applicazioni in astrometria. Inoltre, poiché la tecnica VLBI misura le differenze di tempo tra l'arrivo delle onde radio sorgenti alle varie antenne del sistema, può essere utilizzata anche al contrario per eseguire studi sulla rotazione terrestre, precise mappature millimetriche dei movimenti delle placche tettoniche ed altri tipi di studi geodetici. Tale tecnica richiede una notevole mole di misurazioni di differenze temporali per un segnale in entrata da una sorgente a notevole distanza (come un quasar) studiato per un certo periodo di tempo da una rete mondiale di antenne.
 
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