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I nuovi Mondi di Giordano Bruno e Galileo Galilei

Radioastronomia
 
Buchi neri binari, quattro nuove scoperte. Dieci di questi 11 shock cosmici sono stati generati da coppie di buchi neri che, avvicinandosi sempre più e ruotando sempre più velocemente uno attorno all'altro, si sono uniti a formarne uno molto più massiccio. Liberando all'improvviso una enorme quantità di energia. In occasione del workshop, sono state presentate quattro nuove rilevazioni mai divulgate prima d'ora (GW170729, GW170809, GW170818, e GW170823, in riferimento alla data di osservazione). Sono tutte onde gravitazionali generate da coppie di buchi neri, e che si vanno ad aggiungere alle altre sei già archiviate. In particolare, quella registrata il 29 luglio 2017 (GW170729) è stata la sorgente più massiccia e distante mai osservata. Avvenuta cinque miliardi di anni fa (quindi situata a cinque miliardi di anni luce da noi), ha disperso attraverso l'onda gravitazionale una quantità di energia pari a quasi cinque masse solari.


APPUNTI DI RADIOASTRONOMIA
a cura di Giovanni Lorusso IK0ELN
IARA Group, SAIt, SdR Radioastronomia UAI



 
Filippo Bruno, noto con il nome di Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600), è stato un filosofo, scrittore e frate domenicano italiano vissuto nel XVI secolo. Il suo pensiero, inquadrabile nel naturalismo rinascimentale, fondeva le più diverse tradizioni filosofiche — materialismo antico, averroismo, copernicanesimo, lullismo, scotismo, neoplatonismo, ermetismo, mnemotecnica, influssi ebraici e cabalistici — ma ruotava intorno a un'unica idea: l'infinito, inteso come l'universo infinito, effetto di un Dio infinito, fatto di infiniti mondi, da amare infinitamente. Non esistono molti documenti sulla gioventù di Bruno. È lo stesso filosofo, negli interrogatori cui fu sottoposto durante il processo che segnò gli ultimi anni della sua vita, a dare le informazioni sui suoi primi anni. «Io ho nome Giordano della famiglia di Bruni, della città de Nola vicina a Napoli dodeci miglia, nato ed allevato in quella città», e più precisamente nella contrada di San Giovanni del Cesco, ai piedi del monte Cicala, forse unico figlio del militare, l'”alfiere” Giovanni, e di Fraulissa Savolina, nell'anno 1548 - «per quanto ho inteso dalli miei». Il Mezzogiorno era allora parte del Regno di Napoli, compreso nella monarchia spagnola: il bambino fu battezzato col nome di Filippo, in onore dell'erede al trono di Spagna Filippo II. La sua casa - che non esiste più - era modesta, ma nel suo “De immenso” egli ricorda con commossa simpatia l'ambiente che la circondava, l'«amenissimo monte Cicala», le rovine del castello del XII secolo, gli ulivi - forse in parte gli stessi di oggi - e di fronte, il Vesuvio, che egli, pensando che oltre quella montagna non vi fosse più nulla nel mondo, esplorò ragazzetto: ne trarrà l'insegnamento di non basarsi «esclusivamente sul giudizio dei sensi», come faceva, a suo dire, il grande Aristotele, imparando soprattutto che, al di là di ogni apparente limite, vi è sempre qualche cosa d'altro. Imparò a leggere e a scrivere da un prete nolano, Giandomenico de Iannello e compì gli studi di grammatica nella scuola di un tale Bartolo di Aloia. Proseguì gli studi superiori, dal 1562 al 1565, nell'Università di Napoli, che era allora nel cortile del convento di San Domenico, per apprendere lettere, logica e dialettica da «uno che si chiamava il Sarnese» e lezioni private di logica da un agostiniano, fra Teofilo da Vairano. Il Sarnese, ossia Giovan Vincenzo de Colle, nato a Sarno, era un aristotelico di scuola averroista e a lui si fa risalire la formazione antiumanistica e antifilologicadel Bruno, per il quale solo i concetti contano, nessuna importanza avendo la forma e la lingua nella quale sono espressi. Scarse le notizie sull'agostiniano Teofilo da Vairano, del quale Bruno ebbe sempre ammirazione, tanto da farlo protagonista dei suoi dialoghi cosmologici e da confidare al bibliotecario parigino Guillaume Cotin che Teofilo fu «il principale maestro che abbia avuto in filosofia». Per delineare la prima formazione del Bruno, basta aggiungere che, introducendo la spiegazione del nono sigillo nella sua “Explicatio triginta sigillorum” del 1583, egli scrive di essersi dedicato fin da giovanissimo allo studio dell'arte della memoria, influenzato probabilmente dalla lettura del trattato “Phoenix seu artificiosa memoria”, del 1492, di Pietro Tommai, chiamato anche Pietro Ravennate.
 


I nuovi Mondi di Giordano Bruno e Galileo Galilei

Personalmente sono convinto dell’esistenza di altre civiltà intelligenti nell’Universo e penso che se l’umanità riuscisse a scoprire un’altra civiltà nell’Universo, sarebbe l’evento più importante della Storia. Ovviamente l’impresa è difficilissima! Pur tuttavia un manipolo di scienziati visionari, disinteressati, in quanto è davvero difficile pubblicare in questo campo, quindi scarse prospettive di carriera, ma molto pazienti perché nessuno può dire se e quando si raggiungerà un traguardo iniziato a partire dagli Anni 60 del secolo scorso ed attualmente al lavoro per intercettare un segnale radio intelligente proveniente dallo Spazio. Sto parlando del programma noto con la sigla SETI, ovvero: Search for Extra Terrestrial Intelligence, iniziato da Frank Drake e fortemente sostenuto da Carl Sagan, che, a tal proposito, scrisse un affascinante libro sull’argomento dal titolo “Contact”; un best seller divenuto poi un film di grande successo (Fig.1) Sono convinto che la scoperta di una civiltà aliena sarebbe un fatto di enorme portata anche perché sigillerebbe il processo culturale che da Copernico e Galileo in poi ha progressivamente allontanato l’uomo dal centro dell’Universo dandogli una più corretta collocazione, prima su un pianeta che orbita intorno al Sole, poi in una delle tante galassie, infine in un cosmo di “materia ordinaria” che rappresenta soltanto il quattro per cento rispetto a materia e energia oscure.

     

Anticipazioni riportate nel "De l'infinito universo et mondi" (Fig.2) che il copernicano Giordano Bruno sostiene,  come già Epicuro da Samo e Lucrezio, che le stelle sono Soli lontanissimi  attorno ai quali girano pianeti e alcuni di questi mondi sono abitati da esseri intelligenti [De l'infinito, universo e mondi è il terzo dialogo filosofico che Giordano Bruno pubblica a Londra nel 1584, chiudendo il ciclo dei dialoghi cosmologici londinesi intrapreso con La cena de le ceneri e proseguito con De la causa, principio et uno]. Tutto questo avveniva quattro secoli prima della scoperta dell'esistenza dei pianeti extrasolari avvenuta nel 1996; e 350 anni prima dell'inizio della ricerca radio telescopica di segnali provenienti da eventuali civiltà extraterrestri, iniziata nel 1960. 
Subito dopo il rogo di Giordano Bruno, le scoperte di Galileo Galilei, che attraverso la pubblicazione del Sidereus Nuncius, abbattono l'architettura filosofica aristotelica e tolemaica delle "sfere di cristallo" [Il Sidereus Nuncius è un trattato di astronomia di Galilei, pubblicato nel 1610, che rende conto delle rivoluzionarie osservazioni e scoperte compiute dallo scienziato pisano con l’uso di un cannocchiale. Il titolo dell’opera è traducibile come “Messaggero Celeste”, e si riferisca appunto alle radicali novità che il libro portava con sé]. Entrambi, quindi, avevano scoperto che il nostro sistema solare era Eliocentrico e non Geocentrico; che il pianeta Terra non era al centro dell’Universo; ma che orbitava intorno al Sole così come gli altri pianeti del sistema solare. Entrambi avevano scoperto le leggi universali che regolano la perfetta macchina celeste; e quindi, la possibilità di altri pianeti con altre probabili forme di vita! Troppo azzardate le loro teorie per quel periodo, tanto da essere condannati per blasfemia. Dunque, già dal 1584, Giordano Bruno, filosofo, scrittore e monaco cristiano italiano appartenente all'ordine domenicano, aveva ipotizzato la presenza di forme di vita su altri mondi, giacché Stelle e Pianeti ubbidivano alle stesse Leggi dell’Universo. Di pari postulò Galileo Galilei nel 1610 osservando le fasi della Luna ed i satelliti di Giove. Leggiamo insieme alcuni capoversi del Sidereus Nuncius [Fig.3] le scoperte fatte con il suo cannocchiale e la dedica delle scoperte fatta alla famiglia de’ Medici di Firenze [Fig.4]

    

… Grande cosa è stata aggiungere alla immensa moltitudine delle stelle fisse, visibili fino ad oggi ad occhio nudo, altre innumerevoli, mai prima osservate, il cui numero supera più di dieci volte quello delle conosciute. Bellissima e piacevole cosa è stato anche vedere il corpo della Luna, lontano da noi quasi sessanta raggi terrestri, così vicino come se si trovasse a soli due raggi. In tal modo il diametro di essa appariva trenta volte, la superficie novecento, ed il volume quasi ventisettemila volte più grande di quanto non si vedesse ad occhio nudo. Attraverso questa esperienza chiunque noterebbe che la Luna non è ricoperta da una superficie liscia e levigata, ma scabra ed ineguale e, proprio come la Terra, piena di sporgenze, cavità ed anfratti. Ma quello che supera ogni possibile meraviglia è stato aver scoperto quattro astri erranti, da nessuno mai visti precedentemente, che come Venere e Mercurio attorno al Sole, ruotano attorno ad un astro tra i più grandi conosciuti, ora precedendolo, ora inseguendolo, senza mai allontanarsene più di una breve distanza ben delimitata …”
… Ecco dunque quattro stelle dedicate al vostro nome illustre, ma non scelte tra quelle fisse, numerose e servili, ma nella schiera dei pianeti. A voi ho riservato quelle che con movimento differente e veloce compiono l’orbita attorno a Giove, stella nobilissima, ed insieme ad essa, con mirabile concordia, compiono il giro intorno al centro del mondo, il Sole, in dodici anni. Quando le scoprii sotto i vostri auspici, serenissimo Cosimo, ancora ignote a tutti gli astronomi precedenti, con ragione decisi di insignirle con l’augusto nome della vostra Casa. Essendo stato io il primo ad averle studiate, chi mai potrà riprendermi se imporrò ad esse il nome di ASTRI MEDICEI? … “Il suo dono al serenissimo Cosimo de’ Medici trasuda di rispetto, deferenza ed ossequio. E non dona al Signore di Firenze una “cosa” qualsiasi, ma “quelle che con movimento differente e veloce compiono l’orbita attorno a Giove, stella nobilissima …”. Sicuramente il suo dono deve essere stato nobile, così come chi lo riceve; davvero commovente l’umiltà che se ne evince. Ebbene, la ricerca ha veramente fatto passi enormi in questo campo; oggi sono tanti i pianeti extrasolari scoperti, alcuni di taglia terrestre e potenzialmente abitabili; elencati nella lista, ordinata secondo l'indice di similarità della Terra. Un lavoro certosino basato sui dati del Catalogo degli Exoplanets abitabili, pubblicati dal Laboratorio di Abitabilità Planetaria all'Università di Porto Rico ad Arecibo, che qui riporto. Si rafforzano così le sagge teorie del benedettino Giordano Bruno e dell’illustre scienziato e matematico Galileo Galilei.
Esopianeti che hanno maggiori probabilità di avere una composizione rocciosa:




Così come sosteneva Carl Sagan: … è solo questione di tempo!
Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)
Nell'ambito della biografia di Giordano Bruno appare quantomeno strano il fatto che egli dopo anni di peregrinazioni in Europa decidesse di tornare in Italia sapendo quanto il rischio di finire sotto le mani dell'inquisizione fosse concreto. La Yates riguardo ciò sostiene che probabilmente Bruno non si considerava anticattolico ma semmai una sorta di riformatore che sperava di avere concrete possibilità di incidere sulla Chiesa. Oppure il senso di pienezza di sé o della sua "missione" da compiere aveva alterato la reale percezione del pericolo a cui poteva andare incontro. Inoltre, il clima politico, ossia l'ascesa vittoriosa di Enrico di Navarra sulla Lega cattolica sembrava costituire una valida speranza per l'attuazione delle sue idee in ambito cattolico. Nell'agosto 1591 Bruno è a Venezia. Che egli sia tornato in Italia spinto dall'offerta di Mocenigo non è affatto sicuro, tant'è che passeranno diversi mesi prima che egli accetti l'ospitalità del patrizio. In quel periodo Bruno, quarantatreenne, non era certo un uomo a cui mancavano i mezzi, anzi, egli era considerato «omo universale», pieno di ingegno e ancora nel pieno del suo momento creativo. A Venezia Bruno si trattenne solo pochi giorni per poi recarsi a Padova e incontrare Besler, il suo copista di Helmstedt. Qui tenne per qualche mese lezioni agli studenti tedeschi che frequentavano quella Università e sperò invano di ottenervi la cattedra di matematica, uno dei possibili motivi per cui Bruno tornò in Italia. Compone anche le “Praelectiones geometricae”, l'”Ars deformationum”, il “De vinculis in genere”, pubblicati postumi, e il “De sigillis Hermetis et Ptolomaei et aliorum”, di attribuzione incerta e andato perduto. A novembre, con il ritorno di Besler in Germania per motivi familiari, Bruno tornò a Venezia e fu solo verso la fine del marzo 1592 che egli si stabilì in casa del patrizio veneziano, che era interessato alle arti della memoria e alle discipline magiche. Il 21 maggio Bruno informò il Mocenigo di voler tornare a Francoforte per stampare delle sue opere: questi pensò che Bruno cercasse un pretesto per abbandonare le lezioni e il giorno dopo lo fece sequestrare in casa dai suoi servitori. Il giorno successivo, il 23 maggio, Mocenigo presentò all'Inquisizione una denuncia scritta, accusando Bruno di blasfemia, di disprezzare le religioni, di non credere nella Trinità divina e nella transustanziazione, di credere nell'eternità del mondo e nell'esistenza di mondi infiniti, di praticare arti magiche, di credere nella metempsicosi, di negare la verginità di Maria e le punizioni divine. Quel giorno stesso, la sera del 23 maggio del 1592, Giordano Bruno fu arrestato e tratto nelle carceri dell'Inquisizione di Venezia, in San Domenico a Castello.
 
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