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Le Persiadi, radiometeore di Agosto

Radioastronomia
 
 


APPUNTI DI RADIOASTRONOMIA
a cura di Giovanni Lorusso IK0ELN
IARA Group, SAIt, SdR Radioastronomia UAI



 
Una pulsar, nome che stava originariamente per sorgente radio pulsante, è una stella di neutroni, nome derivante dal fatto che contiene 20 volte più neutroni che protoni. Nelle prime fasi della sua formazione, in cui ruota molto velocemente, la sua radiazione elettromagnetica in coni ristretti è osservata come impulsi emessi ad intervalli estremamente regolari. Nel caso di pulsar ordinarie, la loro massa è pari a quella del Sole, ma è compressa in un raggio di una decina di chilometri, quindi la loro densità è enorme. Il fascio di onde radio emesso dalla stella è causato dall'azione combinata del campo magnetico e della rotazione. Le pulsar si formano quando una stella esplode come supernova II, mentre le sue regioni interne collassano in una stella di neutroni congelando ed ingigantendo il campo magnetico originario. La velocità di rotazione alla superficie di una pulsar è variabile e dipende dal numero di rotazioni a secondo sul proprio asse e dal suo raggio. Nel caso di pulsar con emissioni a frequenze del kHz la velocità superficiale può arrivare ad essere una frazione significativa della velocità della luce, a velocità di 70.000 km/s.

Area di Ricerca SETI
ASTRONEWS
 


Le stelle cadenti, le lacrime di San Lorenzo, per il popolino. Ma che cosa sono quelle scie luminose che appaiono nel cielo serale tra il 10 ed il 12 Agosto di ogni anno? Trattasi dello sciame di meteoriti che prendono il nome di Perseidi. Le Perseidi è uno sciame meteorico che la Terra incontra nel percorrere la sua orbita intorno al Sole. Lo sciame meteorico si manifesta dalla fine di luglio fino oltre il 20 agosto, con il picco più forte di visibilità intorno al 10 Agosto, giorno di San Lorenzo, con una media di circa un centinaio di impatti nell’Atmosfera Terrestre; dove, bruciando per effetto di surriscaldamento, producono una scia luminosa visibile a occhio nudo e un “Eco” in radio. Lo sciame è formato dai resti della coda cometaria della cometa Swift-Tuttle. Pertanto le meteore che noi vediamo o ascoltiamo in banda radio, sulla frequenza di 143.050 USB  sono pezzi di ghiaccio e di roccia della cometa, scioltasi quando in avvicinamento al Sole e rilasciate durante le passate orbite. Tale sciame  prende il nome di Perseidi, in quanto in quel periodo la Terra si trova a transitare nella Costellazione di Perseo. Quindi per ascoltarle in radio è sufficiente un ricevitore collegato ad una antenna direzionale con una elevazione di almeno 30 gradi o una verticale con un buon guadagno, sintonizzato sulla frequenza 143.050 Mhz, in USB e con lo squelch completamente aperto. Mentre per osservarle in banda radio occorre che il ricevitore sia collegato ad un computer con un cavetto inserito tra il jack della cuffia e l’ingresso microfonico del computer. E dopo aver scaricato nel computer un programma free per l’analisi di spettro (esempio: HD SDR; Spectrum Lab, Spectran V2, ecc.)  è possibile osservare sul monitor  del computer anche gli “Echi” delle meteoriti che bruciano nell’Atmosfera Terrestre. Buon ascolto e Cieli sereni.
 
Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)

VLBI. La Very Long Baseline Interferometry (VLBI) (Interferometria a Base Molto Ampia) è una tecnica di interferometria astronomica utilizzata in radioastronomia. In VLBI un segnale emesso da una radiosorgente, quale un quasar, viene raccolto da più radiotelescopi dislocati sulla Terra. Viene quindi calcolata la distanza tra i radiotelescopi del sistema rilevando la differenza di tempo del segnale sorgente in arrivo ai diversi telescopi. Questo consente di effettuare l'osservazione di un oggetto tramite molti radiotelescopi la cui risultante è una combinata simultanea, emulando così un telescopio di dimensioni pari alla massima distanza tra i telescopi del sistema. I dati ricevuti da ogni antenna del sistema includono i tempi di arrivo sincronizzati con un orologio atomico locale, come un maser all'idrogeno. In un secondo momento, i dati sono combinati con quelli provenienti dalle altre antenne che hanno registrato lo stesso segnale radio, producendo l'immagine risultante. La risoluzione ottenibile utilizzando la tecnica interferometrica è proporzionale alla frequenza di osservazione. La tecnica VLBI consente una distanza tra i telescopi molto maggiore di quella possibile con l'interferometria convenzionale, che richiede che le antenne siano fisicamente collegate tramite cavo coassiale, guida d'onda, fibra ottica o altro tipo di trasmissione cablata. L'incremento della distanza tra i telescopi è possibile nella VLBI grazie allo sviluppo della tecnica di imaging chiamata closure phase, sviluppata da Roger Jennison negli anni 1950, che consente al sistema VLBI di produrre immagini con una risoluzione ben superiore. La VLBI è sfruttata maggiormente per l'imaging di radiosorgenti cosmiche lontane, il monitoraggio di veicoli spaziali e per applicazioni in astrometria. Inoltre, poiché la tecnica VLBI misura le differenze di tempo tra l'arrivo delle onde radio sorgenti alle varie antenne del sistema, può essere utilizzata anche al contrario per eseguire studi sulla rotazione terrestre, precise mappature millimetriche dei movimenti delle placche tettoniche ed altri tipi di studi geodetici. Tale tecnica richiede una notevole mole di misurazioni di differenze temporali per un segnale in entrata da una sorgente a notevole distanza (come un quasar) studiato per un certo periodo di tempo da una rete mondiale di antenne.
 
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