OUMUAMUA, IL VAGABONDO DELLO SPAZIO - IW6ON - C.I.S.A.R. - Associazione Italiana Radioamatori Giulianova

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

OUMUAMUA, IL VAGABONDO DELLO SPAZIO

Radioastronomia
 
 


APPUNTI DI RADIOASTRONOMIA
a cura di Giovanni Lorusso IK0ELN
IARA Group, SAIt, SdR Radioastronomia UAI



 
Una pulsar, nome che stava originariamente per sorgente radio pulsante, è una stella di neutroni, nome derivante dal fatto che contiene 20 volte più neutroni che protoni. Nelle prime fasi della sua formazione, in cui ruota molto velocemente, la sua radiazione elettromagnetica in coni ristretti è osservata come impulsi emessi ad intervalli estremamente regolari. Nel caso di pulsar ordinarie, la loro massa è pari a quella del Sole, ma è compressa in un raggio di una decina di chilometri, quindi la loro densità è enorme. Il fascio di onde radio emesso dalla stella è causato dall'azione combinata del campo magnetico e della rotazione. Le pulsar si formano quando una stella esplode come supernova II, mentre le sue regioni interne collassano in una stella di neutroni congelando ed ingigantendo il campo magnetico originario. La velocità di rotazione alla superficie di una pulsar è variabile e dipende dal numero di rotazioni a secondo sul proprio asse e dal suo raggio. Nel caso di pulsar con emissioni a frequenze del kHz la velocità superficiale può arrivare ad essere una frazione significativa della velocità della luce, a velocità di 70.000 km/s.



OUMUAMUA, IL VAGABONDO DELLO SPAZIO
 
Per la prima volta, una scoperta davvero eclatante: un Asteroide che proviene dallo Spazio Profondo, dove avrebbe viaggiato per milioni di anni prima di entrare nel nostro Sistema Solare. L’oggetto celeste, lungo 800 metri circa, ha una forma affusolata, e, con tutta probabilità, è di natura rocciosa e sta viaggiando a 95.000 chilometri all'ora. OUMUAMUA (Fig. X) è stato avvistato il 19 ottobre 2017 dal telescopio Pan-STARSS 1 delle Hawaii, quando era appena un puntino luminoso che si muoveva nel cielo. Successivamente dopo ulteriori osservazioni, è stato possibile calcolarne l’orbita con precisione. Infatti dopo accurati calcoli è stato possibile accertare che questo corpo celeste non proveniva dall’interno del nostro Sistema Solare, ma dallo Spazio Interstellare. Quindi accertato che non si trattava di … una astronave aliena; tanto meno di una cometa, per la assoluta mancanza di attività cometaria, dopo il passaggio in prossimità del Sole avvenuto nel settembre 2017, l’oggetto è stato classificato come Asteroide Interstellare e catalogato come 1I/2017 U1 Oumuamua. Per cui, dopo questa nuova straordinaria scoperta scientifica, L’Unione Astronomica Internazionale ha stabilito una nuova classe di oggetti per gli Asteroidi Interstellari. Dunque OUMUAMUA è il primo a ricevere la nuova designazione. Tuttavia occorreva accelerare i tempi di osservazione perché Oumuamua aveva già oltrepassato il suo punto di avvicinamento al Sole e stava uscendo dal nostro Sistema Solare, per tornare nello Spazio. Per cui prontamente il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO è stato messo subito in azione per misurare l’orbita, la sua luminosità ed il colore dell’oggetto. La rapidità era determinante perché Oumuamua stava rapidamente svanendo dalla vista, allontanandosi dal Sole e dall’orbita della Terra, nel suo cammino verso l’esterno del Sistema Solare. Ma c’erano in serbo anche altre sorprese. Infatti combinando le immagini osservate dal VLT, utilizzando quattro filtri diversi, l’equipe di ricercatori, guidati da Karen Meech (Institute for Astronomy, Hawaii, USA) ha scoperto che la luminosità di Oumuamua varia di intensità in modo repentino mentre ruota sul proprio asse ogni 7,3 ore. La spiegazione del fenomeno è dovuta al fatto che l’oggetto è molto allungato rispetto alla larghezza; è di colore rosso scuro, simile ad altri oggetti delle zone esterne del Sistema Solare; e che non ha la minima traccia di polvere protostellare. Pertanto, queste caratteristiche osservate suggeriscono che Oumuamua sia denso, roccioso e con un contenuto elevato di metalli; che non abbia quantità significative di acqua o di ghiaccio; e che la sua superficie sia scura e arrossata a causa dell’irradiazione da parte dei raggi cosmici nel corso di milioni di anni. Con la sua lunghezza cdi circa 800 metri è stato calcolato che l’oggetto è arrivato dalla direzione della stella Vega (Fig. Y) nella costellazione settentrionale della Lira. E qui va aggiunto che, anche viaggiando alla velocità vertiginosa di circa 95.000 km/h, è stato necessario così tanto tempo per questo viaggio interstellare fino al nostro Sistema Solare, che Vega non era nemmeno nella posizione in cui oggi è visibile quando l’asteroide era nei pressi, circa 300.000 anni fa. Probabilmente Oumuamua potrebbe aver vagato per la Via Lattea, senza essere legato a nessun sistema stellare, per centinaia di milioni di anni prima di aver casualmente incontrato il Sistema Solare. Un solitario della galassia! Purtroppo tali oggetti celesti è difficile identificarli in quanto sono deboli e difficili da individuare; perciò fino ad ora sono sempre passati inosservati. Ma, recentemente i telescopi per survey, come Pan-STARSS, sono diventati sufficientemente potenti da avere la possibilità di scovarli. L’osservazione di Oumuamua continua, fino a quando si riesce ad identificare il suo luogo di origine e la prossima destinazione di questo suo viaggio galattico. Buon viaggio Oumuamua.
Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)
VLBI. La Very Long Baseline Interferometry (VLBI) (Interferometria a Base Molto Ampia) è una tecnica di interferometria astronomica utilizzata in radioastronomia. In VLBI un segnale emesso da una radiosorgente, quale un quasar, viene raccolto da più radiotelescopi dislocati sulla Terra. Viene quindi calcolata la distanza tra i radiotelescopi del sistema rilevando la differenza di tempo del segnale sorgente in arrivo ai diversi telescopi. Questo consente di effettuare l'osservazione di un oggetto tramite molti radiotelescopi la cui risultante è una combinata simultanea, emulando così un telescopio di dimensioni pari alla massima distanza tra i telescopi del sistema. I dati ricevuti da ogni antenna del sistema includono i tempi di arrivo sincronizzati con un orologio atomico locale, come un maser all'idrogeno. In un secondo momento, i dati sono combinati con quelli provenienti dalle altre antenne che hanno registrato lo stesso segnale radio, producendo l'immagine risultante. La risoluzione ottenibile utilizzando la tecnica interferometrica è proporzionale alla frequenza di osservazione. La tecnica VLBI consente una distanza tra i telescopi molto maggiore di quella possibile con l'interferometria convenzionale, che richiede che le antenne siano fisicamente collegate tramite cavo coassiale, guida d'onda, fibra ottica o altro tipo di trasmissione cablata. L'incremento della distanza tra i telescopi è possibile nella VLBI grazie allo sviluppo della tecnica di imaging chiamata closure phase, sviluppata da Roger Jennison negli anni 1950, che consente al sistema VLBI di produrre immagini con una risoluzione ben superiore. La VLBI è sfruttata maggiormente per l'imaging di radiosorgenti cosmiche lontane, il monitoraggio di veicoli spaziali e per applicazioni in astrometria. Inoltre, poiché la tecnica VLBI misura le differenze di tempo tra l'arrivo delle onde radio sorgenti alle varie antenne del sistema, può essere utilizzata anche al contrario per eseguire studi sulla rotazione terrestre, precise mappature millimetriche dei movimenti delle placche tettoniche ed altri tipi di studi geodetici. Tale tecnica richiede una notevole mole di misurazioni di differenze temporali per un segnale in entrata da una sorgente a notevole distanza (come un quasar) studiato per un certo periodo di tempo da una rete mondiale di antenne.
 
Torna ai contenuti | Torna al menu