Marte: tempeste di sabbia - IW6ON - C.I.S.A.R. - Associazione Italiana Radioamatori Giulianova

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Marte: tempeste di sabbia

Radioastronomia
 
 


APPUNTI DI RADIOASTRONOMIA
a cura di Giovanni Lorusso IK0ELN
IARA Group, SAIt, SdR Radioastronomia UAI



 
Una pulsar, nome che stava originariamente per sorgente radio pulsante, è una stella di neutroni, nome derivante dal fatto che contiene 20 volte più neutroni che protoni. Nelle prime fasi della sua formazione, in cui ruota molto velocemente, la sua radiazione elettromagnetica in coni ristretti è osservata come impulsi emessi ad intervalli estremamente regolari. Nel caso di pulsar ordinarie, la loro massa è pari a quella del Sole, ma è compressa in un raggio di una decina di chilometri, quindi la loro densità è enorme. Il fascio di onde radio emesso dalla stella è causato dall'azione combinata del campo magnetico e della rotazione. Le pulsar si formano quando una stella esplode come supernova II, mentre le sue regioni interne collassano in una stella di neutroni congelando ed ingigantendo il campo magnetico originario. La velocità di rotazione alla superficie di una pulsar è variabile e dipende dal numero di rotazioni a secondo sul proprio asse e dal suo raggio. Nel caso di pulsar con emissioni a frequenze del kHz la velocità superficiale può arrivare ad essere una frazione significativa della velocità della luce, a velocità di 70.000 km/s.

European Radio Astronomy Club
ASTRONEWS
 
MARTE
Tempeste di Sabbia
 
Marte è il quarto pianeta del Sistema Solare in ordine di distanza dal Sole ed è l'ultimo dei pianeti rocciosi dopo Mercurio, Venere e la Terra (Fig. B). E’ definito il Pianeta rosso dovuto alle grandi quantità di ossido di ferro che lo ricoprono e lo rendono un pianeta desertico e arido, caratterizzato da tempeste di sabbia periodiche, particolarmente violente che superano oltre i 300 Km/h e ricoprono tutto il pianeta. Ed è proprio di questi giorni una enorme tempesta di sabbia che mette a rischio l’operatività del rover Opportunity, il quale ha interrotto le trasmissioni per mancanza di energia dei pannelli solari interamente ricoperti di sabbia marziana. La speranza del Mars Mission Control è che il rover riuscirà a risvegliarsi e riprendere la sua attività scientifica; tuttavia una tale situazione si presta per studiare più a fondo il clima marziano. Ovviamente l’interesse scientifico è rivolto a questo evento e Marte è osservato costantemente da una batteria di telescopi e stazioni radioastronomiche sparsi su tutta la terra. Inoltre si susseguono costanti conferenze stampa da parte delle varie agenzie per dare tutti i dettagli sull’evolvere della tempesta e un aggiornamento sullo stato delle sonde al momento operative. Infatti la tempesta tende a divenire una Tempesta Globale; e va aggiunto che la flotta di sonde della NASA in orbita e sul suolo marziano sono al lavoro per la raccolta dei dati inviati al Deep Space Network.

Inoltre la NASA ha tre orbiter attorno al pianeta rosso, ognuno dotato di speciali telecamere, oltre al rover Curiosity, il quale ha già inviato immagini che mostrano l’aumento di sabbia anche nella sua posizione, nel cratere Gale (Videoclip C). A tal riguardo il Direttore del Mars Exploration Program della NASA di Washington, Mr.Jim Watzin, ha dichiarato: «Si tratta della tempesta perfetta per la scienza di Marte. Noi abbiamo un buon numero di veicoli spaziali che operano sul Pianeta Rosso, ognuno dei quali offre uno sguardo unico su come si formano e si comportano le tempeste di sabbia; utili conoscenze che saranno essenziali per le future missioni robotiche e umane». Le tempeste di sabbia sulla superficie marziana sono una caratteristica frequente su Marte e si verificano in tutte le stagioni. Accade spesso che possono gonfiarsi nel giro di pochi giorni al punto di  espandersi fino ad avvolgere l’intero pianeta e possono durare anche mesi, creando la copertura dei pannelli solari dei rover presenti sul pianeta in varie latitudini, e, quindi, la mancanza di energia indispensabile al moto ed al funzionamento degli strumenti di bordo. Un dispetto del dio della guerra!
 Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)
VLBI. La Very Long Baseline Interferometry (VLBI) (Interferometria a Base Molto Ampia) è una tecnica di interferometria astronomica utilizzata in radioastronomia. In VLBI un segnale emesso da una radiosorgente, quale un quasar, viene raccolto da più radiotelescopi dislocati sulla Terra. Viene quindi calcolata la distanza tra i radiotelescopi del sistema rilevando la differenza di tempo del segnale sorgente in arrivo ai diversi telescopi. Questo consente di effettuare l'osservazione di un oggetto tramite molti radiotelescopi la cui risultante è una combinata simultanea, emulando così un telescopio di dimensioni pari alla massima distanza tra i telescopi del sistema. I dati ricevuti da ogni antenna del sistema includono i tempi di arrivo sincronizzati con un orologio atomico locale, come un maser all'idrogeno. In un secondo momento, i dati sono combinati con quelli provenienti dalle altre antenne che hanno registrato lo stesso segnale radio, producendo l'immagine risultante. La risoluzione ottenibile utilizzando la tecnica interferometrica è proporzionale alla frequenza di osservazione. La tecnica VLBI consente una distanza tra i telescopi molto maggiore di quella possibile con l'interferometria convenzionale, che richiede che le antenne siano fisicamente collegate tramite cavo coassiale, guida d'onda, fibra ottica o altro tipo di trasmissione cablata. L'incremento della distanza tra i telescopi è possibile nella VLBI grazie allo sviluppo della tecnica di imaging chiamata closure phase, sviluppata da Roger Jennison negli anni 1950, che consente al sistema VLBI di produrre immagini con una risoluzione ben superiore. La VLBI è sfruttata maggiormente per l'imaging di radiosorgenti cosmiche lontane, il monitoraggio di veicoli spaziali e per applicazioni in astrometria. Inoltre, poiché la tecnica VLBI misura le differenze di tempo tra l'arrivo delle onde radio sorgenti alle varie antenne del sistema, può essere utilizzata anche al contrario per eseguire studi sulla rotazione terrestre, precise mappature millimetriche dei movimenti delle placche tettoniche ed altri tipi di studi geodetici. Tale tecnica richiede una notevole mole di misurazioni di differenze temporali per un segnale in entrata da una sorgente a notevole distanza (come un quasar) studiato per un certo periodo di tempo da una rete mondiale di antenne.
 
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