Un altro lanpo radio - IW6ON - C.I.S.A.R. - Associazione Italiana Radioamatori Giulianova

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Un altro lanpo radio

Radioastronomia
 


APPUNTI DI RADIOASTRONOMIA
a cura di Giovanni Lorusso IK0ELN
IARA Group, SAIt, SdR Radioastronomia UAI



 
La nuova scala dei segnali extraterrestri. Si va verso una revisione della Scala di Rio, lo strumento che classifica significato e importanza dei radiosegnali extraterrestri (e capire se sono attribuibili ad alieni). L'idea è di renderla più adatta alle comunicazioni attuali, più veloci e globali rispetto a qualche anno fa. Gli scienziati dell'osservatorio di Parkes, in Australia, per 17 anni avevano registrato, per una o due volte all'anno, misteriosi radiosegnali. Nel 2015, la (deludente) soluzione del giallo: i segnali provenivano dal microonde della sala relax. Non è la prima volta che simili falsi allarmi fanno impennare le aspettative circa un possibile segnale alieno - poi puntualmente disilluse. Per meglio indicare la portata di un radiosegnale captato (nelle sue varie sfumature: dall'interferenza di una radiosveglia a un possibile primo contatto extraterrestre) un gruppo di scienziati guidati dall'Università di St Andrews, in Scozia, e dal Seti Institute di Mountain View, California, ha proposto l'aggiornamento di uno strumento di classificazione già in uso da 17 anni, per adattarlo ai tempi che cambiano. Una base di partenza esiste già: è la Scala di Rio, nata nel 2001 per iniziativa dell'astronomo Iván Almár e di Jill Tarter, cofondatrice del Seti Insitute, in occasione di un congresso a Rio de Janeiro (da qui il nome). Essa quantifica, con un punteggio da 0 a 10, l'impatto sociale che un annuncio su un eventuale segnale alieno avrebbe, in relazione al grado di certezza che quel segnale sia un effettivo tentativo di contatto.
 


UN ALTRO LAMPO RADIO
 
II 27 Luglio 2018 i radiotelescopi del CHIME (Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment) in Canada (Fig.1) ubicati nella regione di British Columbia, hanno rilevato un nuovo segnale radio. Dalle prime analisi effettuate il segnale risulta completa-mente differente dat primo segnale del 2007; in quanto, a differenza dei Fast Radio Burst (FRB), cioé il lampo radio scoperto nel 2007, questa volta si tratta di un breve segnale captato a frequenze motto bas-se, intorno a 580 Mhz, almeno 200 Mhz al di sotto di quanto osservato precedentemente. Per cui la non similitudine tra loro dimostra che non trattasi di eventuali segnali alieni! Tale scoperta é apparsa come “Telegramma Astronomico” (Astronomer's Telegram), che é una delle moltissime comunicazioni rapide su fenomeni celesti transienti. Al momento il segnale é al vaglio degli radioastronomi, nell’intento di capire quale fenomeno possa aver prodotto un lampo di frequenza così bassa. La scoperta aiuterebbe a capire il fenomeno misterioso dei lampo radio veloci; oppure potrebbe suggerire l'esistenza di sorgenti cosmiche ancora sconosciute. Purtroppo, la natura dei FRB è ancora misteriosa; ma un’idea gli astronomi se la sono fatta pensando a fenomeni catastrofici, come ad esempio esplosioni di stelle supernova, o scontri di buchi neri o stelle di neutroni. Basti pensare che un FRB, in pochi millesimi di secondo è capace di sprigionare l’energia di 500 milioni di Soli, emessa sotto forma di onde radio. C’è invece chi propone altre origini, cioè che i FRB siano generati da una qualche forma di civiltà extraterrestre, nell’intento di richiamare la nostra attenzione. Ovviamente il lavoro è ancora preliminare e occorrono tutte le analisi del caso, tali da capire cosa sia quel segnale e stabilirne l’origine.
II recente impulso radio veloce, rilevato dai radiotelescopi nella Columbia Britannica in Canada (Fig.2), è stato catalogato FRB 180725A riferito all’anno, al mese e al giorno in cui è stato rilevato, cioè il 25 luglio 2018. Questo lampo, secondo gli astronomi, possiede delle caratteri-stiche particolari rispetto agli altri diciannove registrati fin ora; ad esempio, è stato trasmesso in banda radio sulla frequenza di 580 megahertz; in pratica è il primo rilevamento inferiore a 700 Mhz. Un evento che genera nuovi interrogativi sulla nascita e le propagazioni di questi fenomeni spaziali. Comunque, un dato è certo, si sa che sono generati da un'energia equivalente a quella di oltre cinquecento Soli, ma fino ad oggi nessuno sa chi li generi. Le teorie degli esperti sono varie ed alcune di queste davvero suggestive; quali possono essere una serie di fenomeni astrofisici incalcolabili per noi minuscoli umani; alta teoria la fusione di buchi neri, emissione radio di stelle pulsar con inaudita rotazione; oppure lo scontro fra stelle di neutroni con emissione di impulsi segnali radio. Ma i più temerari, come alcuni fisici dell'università di Harvard, ipotizzano addirittura emissioni di segnali radio prodotti da motori di navicelle spaziali aliene! Ipotesi davvero coraggiose che richiede molta attenzione da parte della comunità scientifica; soprattutto se si ricorda l'errore di valutazione avvenuto nel 2010, quando i rilevatori scambiarono un forno a microonde aperto per un FBR. Nessun errore invece da parte del Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment che è un radiotelescopio interferometrico situato presso il D.R.A.O. (Dominion Radio Astrophisical Observatory) nella Columbia Britannica, configurato con quattro semi cilindri del diametro di cento per venti metri sui quali sono installati milleventiquattro ricevitori radio, con duplice polarizzazione e con un range di frequenza da 400 a 800 Mhz. Come vediamo il nostro universo non è statico; anzi pullula di luce invisibile e segnali radio di sconosciuta natura. A tal riguardo va aggiunto che, oltre lo spettro del visibile, lo spazio è denso di segnali radio (radiosorgenti) sparati dalla enorme quantità di stelle che popolano l'universo; da stelle che collassano (Supernova), da scoppiettanti campi magnetici, da nubi di polvere roventi e da buchi neri ribollenti. A questo va aggiunta la luce che al momento ancora nessuno capisce; ovvero: una sostanziale quantità di fortissime scintille di energia che attraversano miliardi di anni luce in tutto l'universo, provenienti da origini sconosciute, per ragioni tuttora sconosciute. Impulsi intermittenti rilevati in banda radio che possono durare solo pochi millisecondi. Sono segnali alieni? Sta di fatto che quanto vengono captati scatenano la fantasia di radioastronomi, i primi a rilevarli, e astronomi; ma soprattutto di ufologi!
Dott. Giovanni Lorusso (IKOELN)
Segnali extraterrestri dallo spazio. "SE L’UNIVERSO e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutti quanti?". Non è certamente una domanda banale. A porsela per primo, nel 1950, fu Enrico Fermi, a commento di un presunto avvistamento Ufo riportato dalla stampa. E nessuno, finora, ha saputo trovare la risposta definitiva. Forse anche a causa del silenzio assordante dei radiotelescopi che da decenni attendono – invano – con le orecchie tese eventuali segnali di vita aliena provenienti dallo spazio. A provare a rispondere a Fermi fu, per primo, l’astronomo americano Frank Drake, che nel 1961 mise a punto un’equazione che stima il numero di civiltà extraterrestri nella nostra galassia in grado di comunicare con il nostro pianeta. Da allora, diversi scienziati hanno lavorato sull’equazione, riaggiustandone e raffinandone i parametri per rendere la stima sempre più realistica. Ultimo, in ordine di tempo, l’italiano Claudio Grimaldi, ricercatore all’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, che in un articolo appena caricato sul portale ArXiv, lavorando sull’equazione di Drake, ha mostrato, tra le altre cose, che se mai ricevessimo segnali extraterrestri, questi proverrebbero con alte probabilità da civiltà ormai estinte. Lo studio, che tra gli altri porta la firma dello stesso Drake, sarà prossimamente pubblicato sulla rivista “Publications of the Astronomical Society of the Pacific”.
 
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